Riapra subito il centro endometriosi

Pubblicato da: robertamori - Ago• 03•17

(3 agosto) L’endometriosi è una patologia invalidante e dolorosa che colpisce dal 10 al 20% delle donne in età riproduttiva. Presso l’Arcispedale Santa Maria Nuova di Reggio Emilia è presente dal 2011 un ambulatorio specializzato dedicato alla diagnosi e cura, punto di riferimento per tante donne non solo reggiane. Purtroppo però il servizio è di fatto sospeso da oltre un anno e il motivo che si apprende dalle cronache attiene alla difficoltà di reperire i professionisti, causando non poche problematiche per le pazienti in lista d’attesa, costrette ad una mobilità inusuale per la nostra regione. In particolare mi è giunto l’appello dell’Associazione nazionale Progetto Endometriosi A.P.E. Onlus, con sede a Reggio Emilia ma attiva su tutto il territorio italiano, che ha contribuito alla nascita e alla conoscenza del Centro.

Con un’INTERROGAZIONE, chiedo pertanto alla Giunta regionale di attivarsi al fine di ripristinare al più presto il centro endometriosi e di capire quali azioni stia intraprendendo per superare il problema dei bandi di reperimento personale andati deserti, così come evidenzia in un’intervista anche il Primario dell’Unità di Ginecologia e Ostetricia professor La Sala. Questo perché è impensabile, ora in Emilia, arretrare sui temi della medicina di genere. Reggio Emilia e la stessa Regione sono all’avanguardia nei Servizi sociosanitari per progettualità e competenze medico-scientifiche e, non da ultimo, il Piano Sociale e Sanitario 2017-2019 promuove servizi di prossimità qualificati, integrati e multidisciplinari per l’appropriatezza di diagnosi e cura. Grazie poi alla Legge regionale 9/2017 abbiamo rafforzato l’integrazione e l’accessibilità dei Servizi nell’Azienda Unica Sanitaria reggiana, già impegnata sul grande progetto materno-infantile MIRE, nonché istituito il Registro Endometriosi, patologia oggi inserita nei LEA nazionali.

Priorità e numeri del Bilancio regionale

Pubblicato da: robertamori - Lug• 27•17

rendiconto_assemblea(26 luglio) Con l’approvazione del Rendiconto generale finanziario, abbiamo chiuso il bilancio 2016 della Regione con un saldo attivo e il rispetto dei vincoli di pareggio, avendo liberato risorse a favore dei territori per 84 milioni. L’indebitamento si è ridotto di oltre 47 milioni rispetto al 2015 e risultano rispettati i tempi di pagamento. Nella stessa seduta abbiamo approvato l’assestamento di Bilancio dell’Assemblea legislativa, con oltre 2 milioni restituiti alla Giunta regionale a seguito di economie e spese non effettuate e un risparmio stimato in 800mila euro nell’arco del triennio 2017-2019 in virtù della nuova norma di riduzione dei vitalizi agli ex consiglieri regionali. Tornando al bilancio generale della Regione, è stato al centro del dibattito in Aula il consueto provvedimento di Assestamento e variazione di metà anno, che individua meglio le priorità.

AulaQuesto atto, tecnico sì ma al tempo stesso qualificante più di ogni altro la politica regionale, assegna circa 17 milioni in più alla spesa sociale, specie quella destinata ai nuclei a basso reddito, per finanziare voci rilevanti nella spesa delle famiglie quali l’affitto, la non autosufficienza e il trasporto pubblico locale -servizio, quest’ultimo, al quale sono destinati 8,5 milioni di risorse solo regionali. Inoltre circa 16 milioni vanno a favore delle imprese, per favorire l’accesso al credito, gli investimenti, l’internazionalizzazione e l’innovazione anche in settori specifici come l’artigianato e l’agricoltura. Circa 10 milioni vengono destinati alla tutela e alla valorizzazione del territorio e dell’ambiente. Rafforzato infine il sostegno agli Enti locali e di area vasta sul contrasto al dissesto idrogeologico, su tutela del paesaggio e miglioramento della viabilità.

Bologna in prima linea per la parità di genere

Pubblicato da: robertamori - Lug• 26•17

Bologna_firmaok_26lug17(COMUNICATO 26 luglio) Promozione delle pari opportunità in tutti i campi della vita della comunità locale, sostegno ai centri antiviolenza, promozione della medicina di genere, adozione del codice di prevenzione per l’accoglienza sociosanitaria delle donne che hanno subito violenza. Poi: promozione dell’accesso ai consultori e alla contraccezione, cultura delle differenze e attuazione della parità di accesso a tutte le nomine comunali. Sono solo alcuni dei 21 punti del PROTOCOLLO D’INTESA per l’attuazione della “Legge regionale per la parità e contro le discriminazioni di genere” firmato oggi in Sala Rossa dall’assessora alle Pari opportunità Susanna Zaccaria e dalla presidente della Commissione per la parità e i diritti delle persone dell’Assemblea legislativa regionale, Roberta Mori.

li-calzi-zaccaria-mori-mazzoniL’Emilia-Romagna è stata la prima Regione a legiferare su impulso della Convenzione europea di Istanbul e l’accordo attuativo con il Comune, grazie ad un approccio trasversale e alla consapevolezza che la violenza di genere si combatte a partire dal contrasto alle discriminazioni, costituisce un avanzamento dell’impegno storico del Comune di Bologna verso il pieno raggiungimento delle pari opportunità per le donne. “Apprezzo la coraggiosa determinazione della Giunta bolognese di assumere, con questo Protocollo, un impegno sfidante.” – dichiara la presidente Mori – Sfidante rispetto ai tanti stereotipi fonte di discriminazioni e violenze, pienamente adeguato al superamento di quegli ostacoli alla parità che ancora oggi frenano il protagonismo delle donne.” “Bologna è impegnata da molti anni su queste tematiche – sottolinea l’assessora Susanna Zaccaria – ma la Legge quadro ci ha permesso di mettere a fuoco con la Regione i punti che possono ancora essere sviluppati rispetto agli impegni già assunti. Siamo così riuscite a definire per il Protocollo alcuni ambiti più specifici in cui l’Amministrazione si impegnerà perché la legge si traduca in azioni concrete,

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Il pensiero (plurale) e l’azione Democratica

Pubblicato da: robertamori - Lug• 25•17

Non stupisca il Segretario Renzi la reazione ampia e negativa all’idea di istituire un Dipartimento PD dedicato alle “mamme”. La opportuna riorganizzazione di un Partito Democratico proiettato al futuro non può permettersi di arretrare culturalmente “lisciando il pelo” alla miopia iconografica patriarcale, perché questo significa il Dipartimento Mamme: riattribuire alle sole donne una responsabilità genitoriale che è importante per donne, uomini e per la società tutta. Come non ero d’accordo in Assemblea Nazionale quando si delineò l’impostazione, rifiuto ora questa valorizzazione settaria e funzionale delle donne. Si vedrà poi nel merito come saranno declinate le politiche, ma il simbolico nel linguaggio è così rilevante da poter condizionare pesantemente l’immaginario e provocare regressioni culturali enormi. Parlando per paradosso e con un briciolo di ironia, se passa il concetto che la donna vale solo in quanto genitrice, allora… scusate il disturbo!

ReggioperOrlando_22apr17Detto questo, ad essere criticabile nel progetto organizzativo del Partito è proprio il fatto di tradurre quella tentazione all’uso di parole d’ordine semplificanti e, a volte, fuorvianti, cui il Segretario non sa resistere. Ben vengano i Dipartimenti a guida paritaria, a patto che non facciano spezzatino di politiche integrate e non dimentichino ambiti rilevanti di azione come la promozione dei diritti umani e la lotta trasversale alle diseguaglianze. Tutto si può discutere, ritengo, anche prendendo atto di un’affermazione congressuale indiscutibile. A chi conviene il pensiero unico? Non certamente all’unica forza politica italiana democratica, europeista, portatrice sana di valori antifascisti e di giustizia sociale. E le sollecitazioni servono, dal momento che il Segretario decide ora di convocare in autunno una Conferenza programmatica chiesta già prima del congresso da Andrea Orlando e molti di noi. Rifuggiamo allora da tentazioni populistiche che non ci appartengono, ascoltiamoci e lavoriamo a testa bassa, promettendo ciò che possiamo mantenere senza mai rinunciare all’ideale, all’ambizione di ciò che siamo.