M come molestie nell’alfabeto dei diritti

Pubblicato da: robertamori - Mar• 04•16

IMG_Roberta(Modena, 2 marzo 2016) Partecipare al secondo appuntamento del ciclo di incontri intitolato “Per un alfabeto della parità” è un’occasione di straordinaria importanza per il presupposto culturale che lo ispira. Per comprendere questioni di pressante attualità e tracciarne orizzonti di concreta ed efficace trattazione a tutti i livelli, è indispensabile condividerne il linguaggio, l’interpretazione, i codici di analisi. L’obiettivo è partire tutti e tutte alla “pari”. Oggi non è così anche per quanto riguarda le molestie nei luoghi di lavoro dal momento che risultano circa un milione e mezzo le donne italiane che hanno subito nell’arco della vita forme di abuso o ricatto sessuale sul lavoro, la maggior parte tra i 25 e i 44 anni, senza poter contare la platea di quante non hanno mai raccontato o denunciato.

IMG_ok_plateaIn dialogo con la Consigliera regionale di parità Rosa Amorevole, abbiamo preso spunto dal libro di Olga Ricci “Toglimi le mani di dosso” (storia vera di una giovane giornalista) e abbiamo spaziato dal cyberbullismo all’educazione di genere e antidiscriminatoria nelle scuole, dal protagonismo delle donne nella storia, alla necessità di formazione a tutti i livelli. Il focus sulle molestie nei luoghi di lavoro ha evidenziato una realtà ancora troppo sottovalutata con dinamiche di emersione assai complesse soprattutto per le vittime. I condizionamenti di una cultura diffusa inadeguata rendono irto di ostacoli il percorso di tutela. Fondamentali dunque sono sia l’alleanza con tutti i soggetti coinvolti nella tutela delle donne lavoratrici, sia la prevenzione. Ringrazio i numerosi intervenuti e l’Assessore Andrea Bosi per l’introduzione, l’ospitalità e l’impegno. SULLA STAMPA LOCALE

70 anni fa il diritto di voto alle donne

Pubblicato da: robertamori - Mar• 02•16

Bologna_mostradonne2mar16(Bologna, 2 marzo 2016) Subito dopo l’approvazione della legge sulla Memoria abbiamo inaugurato la mostra “1946-2016: 70 anni da protagoniste” che, in ventisei pannelli, ripercorre la lunga strada delle donne nella vita pubblica dell’Italia del secondo dopoguerra, da quando poterono esercitare il diritto di voto e di elezione. L’abbiamo presentata nello spazio espositivo dell’Assemblea regionale – dove rimarrà fino al 10 giugno – con la presidente Simonetta Saliera, l’assessora alle pari opportunità Emma Petitti e Katia Graziosi, presidente di Udi-Unione Donne Italiane di Bologna, che ha fornito gratuitamente il proprio prezioso archivio fotografico e documentale. Ritengo importante la scelta di inaugurarla a ridosso della Giornata internazionale della Donna e di lasciarla a lungo a disposizione delle scolaresche in visita, quale contributo ad una divulgazione corretta e non stereotipata del ruolo che le donne hanno avuto nei processi democratici.

MostraChi vuole può leggere qui il mio contributo scritto al Catalogo della Mostra. Vera pietra miliare delle successive conquiste sociali nel nostro Paese, il diritto di votare ed essere elette può essere esercitato dalle donne solo nelle elezioni amministrative del 1946, poi al Referendum Monarchia/Repubblica e alla contestuale elezione dell’Assemblea Costituente del 2 giugno. Fondamentale e finalmente riconosciuto fu il contributo femminile nel periodo della guerra e della Resistenza al nazifascismo. Oggi in Emilia-Romagna, con la legge regionale per la parità e con le politiche di equità che stiamo promuovendo, teniamo saldo e lanciamo verso il futuro quel patrimonio di sacrifici e lotte che hanno emancipato la società italiana dalla povertà e dalla sudditanza. Nel mio intervento ho annunciato la prossima convocazione della Conferenza regionale delle Elette, tappa ulteriore del cammino di emancipazione che ancora ci attende.

Il Cervi e il protagonismo femminile al centro della Memoria

Pubblicato da: robertamori - Mar• 02•16

Aula_Roberta_2016(Bologna, 2 marzo 2106) La “Memoria del Novecento. Promozione e sostegno alle attività di valorizzazione della storia del Novecento in Emilia-Romagna” è Legge regionale, approvata a maggioranza dall’Assemblea. Dopo aver lavorato al testo nelle settimane scorse assieme ai colleghi e in particolare alla relatrice Valentina Ravaioli, oggi sono intervenuta in Aula per sottolineare i due aspetti che rendono questa legge uno strumento dinamico e non statico di valorizzazione del protagonismo civico-culturale diffuso e di tutela dei Luoghi della Memoria. Riconoscendo infatti il ruolo fondamentale svolto dagli Istituti Storici, dall’ANPI e dalle associazioni combattentistiche impegnate nella diffusione degli ideali democratici e da tutte le istituzioni che, a vario titolo, gestiscono e valorizzano i luoghi della Memoria, la Regione sosterrà progettualità innovative e interventi che coinvolgono studenti e cittadini, quali la ricerca, le attività didattico-formative in collaborazione con scuole e università ed i Viaggi della Memoria, come esperienze ritenute centrali nella formazione delle giovani generazioni.

Memoria 900In questo senso anche il patrimonio immobiliare costituisce parte integrante della rete memoriale regionale e con il superamento della titolarità delle Province si pone il problema della sua destinazione e gestione, che dovrà trovare l’attenzione responsabile della nostra Regione: in particolare mi riferisco a Casa Cervi, luogo divenuto centro esemplare di cultura, ricerca e formazione di altissimo livello. Un ulteriore aspetto di particolare e profonda innovazione della legge è l’aver posto quale obiettivo esplicito la ricostruzione storico-culturale del protagonismo femminile come tratto di verità su cui aggiornare, al di là dei colpevoli silenzi e degli stereotipi di genere imperanti, la lettura di ciò che è stato, per meglio affrontare le sfide culturali del presente e del futuro. Un impegno di costruzione quotidiana di un pensiero profondo e critico per una cittadinanza attica sempre più consapevole, a cui questa nuova legge contribuisce.

Fine vita, un vuoto normativo da colmare

Pubblicato da: robertamori - Mar• 01•16

IMG_07ok(Reggio Emilia, 26 febbraio 2016) Ai Chiostri della Ghiara ho partecipato ad un incontro pubblico dal titolo “A chi appartiene la nostra vita?”, organizzato da Giornate della laicità e da Exit Italia (Associazione per il diritto ad una morte dignitosa). Alla presenza di deputati tra cui Antonella Incerti, nonché di esponenti di varie associazioni che chiedono da tempo norme sul fine vita, ci siamo confrontati su temi che muovono sensibilità profonde e su cui dobbiamo avere grande rispetto delle diverse opinioni. Al cuore del dibattito vi è la questione della sofferenza e dunque della dignità personale da tutelare anche nei momenti più drammatici della vita. Perché la sofferenza non si può ignorare, farlo equivale a perpetrare una violenza.

IMG_videoSono numerosi i progetti di legge depositati in Parlamento – anche dal PD – che affrontano tutte le sfaccettature del fine vita, dalle terapie contro il dolore al c.d. testamento biologico e al rifiuto dell’accanimento terapeutico. Poi vi è la proposta di legge di iniziativa popolare su testamento biologico ed eutanasia, calendarizzata per marzo alla Camera, che rappresenta le posizioni più radicali a favore dell’eutanasia attiva o suicidio medicalmente assistito, praticato in alcuni Paesi come la vicina Svizzera. Parliamo comunque di problemi che l’opinione pubblica italiana, sempre più diffusamente, chiede di regolamentare. Attualmente vi sono diversi Comuni italiani che sperimentano forme di testamento biologico, ma l’assenza di una normativa nazionale rende quanto mai controversa la giurisprudenza. Il punto vero e centrale – lo ripeto – è tutelare la dignità della persona e della vita nei casi di sofferenza insanabile, di dolori non trattabili, delle disabilità progressive irreversibili: è lo Stato che deve garantire questo diritto, che è prima di tutto il diritto ad una vita dignitosa nella malattia nel rispetto dell’autodeterminazione.