Roberta Mori

Se sociale e sanitario lavorano insieme..

Written By: robertamori - Ott• 10•17

(Reggio Emilia) Oggi la popolazione residente in Emilia-Romagna è di 4 milioni 454mila persone, di cui il 12% non ha cittadinanza italiana. Una persona su dieci ha oltre 75 anni, mentre quasi un bambino su tre nasce da madre straniera. E le stime future parlano di denatalità e invecchiamento progressivi. La dimensione media delle famiglie è scesa a 2,2 componenti e oltre 82.100 nuclei familiari sono “monogenitore”, con almeno un figlio; di questi, circa 70.550 sono composti da madri sole con minori. Le famiglie che vivono in condizioni di povertà relativa, causa soprattutto le spese abitative, rappresentano il 4,8% del totale (in Italia superano il 10%). Sono alcuni dei dati demografici che motivano le scelte del nuovo Piano sociale e sanitario, presentato nella sede di Reggio Children dagli assessori regionali al welfare Gualmini, alla salute Venturi e dal presidente Stefano Bonaccini.

Al centro del convegno gli obiettivi di prossimità, inclusione e integrazione socio-sanitaria e le 39 Schede attuative del Piano, a cui le Commissioni assembleari hanno contribuito nel merito presidiando alcune innovazioni necessarie, quali la medicina di genere e il sostegno all’inclusione delle persone disabili. Per illustrarne l’importanza sono intervenuti numerosi rappresentanti dei Comuni, dei Servizi Ausl sanitari e sociali, del Terzo settore, dal Sindaco di Carpi al direttore dell’ASL unica reggiana, dall’associazione Diabetici a medici e infermieri ospedalieri della Romagna sino al parroco di Novellara. Ognuno portatore di un pezzo di welfare che si sta ricostruendo insieme per rispondere a bisogni in continuo cambiamento. Di seguito, una scheda descrittiva del Piano regionale 2017-2019.

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Gli impegni della Regione sull’endometriosi

Written By: robertamori - Ott• 06•17

Questa la risposta (VEDI IL TESTO) all’interrogazione che ho rivolto all’Assessorato regionale Politiche per la salute appena avuto notizia da A.P.E. onlus e dai sindacati della sospensione del Centro Endometriosi a Reggio Emilia. L’assessore Sergio Venturi assicura un punto fondamentale, vale a dire la continuità di presa in carico delle donne, non solo reggiane, affette da questa patologia genere-specifica, invalidante e dolorosa, che avevano come riferimento per visite, esami e cure proprio l’ambulatorio specializzato dell’Arcispedale Santa Maria Nuova. Il Centro ha ripreso parzialmente la sua attività già a settembre e le cure e gli interventi sono garantiti dalla Struttura di Ginecologia e Ostetricia diretta dal Professor La Sala. Monitoreremo quanto promesso: l’adeguata dotazione di risorse professionali per il funzionamento dell’ambulatorio specialistico e il programma assistenziale per l’endometriosi che risulta in fase di avvio a livello regionale.

Autonomia, ecco il mandato alla Giunta

Written By: robertamori - Ott• 05•17

(3 ottobre) L’Assemblea ha discusso e approvato il progetto di Autonomia rafforzata della Regione Emilia-Romagna, dando mandato alla Giunta di portare avanti il negoziato con il Governo centrale, di cui ci relazionerà con cadenza periodica. Come indicato dall’articolo 116 della Costituzione, chiediamo maggiore autonomia su materie già di competenza della Regione per rafforzare, con nostre risorse fiscali, le quattro aree strategiche individuate: lavoro, istruzione tecnica e professionale; internazionalizzazione delle imprese, ricerca scientifica e tecnologica, innovazione; territorio e rigenerazione urbana, ambiente e infrastrutture; tutela della salute.

Una scelta diversa da Veneto e Lombardia, dove un referendum consultivo chiederà nel merito la stessa cosa ma ove l’opinione della cittadinanza sarà piegata, a fini elettoralistici, su un orizzonte di separatismo e disgregazione della solidarietà nazionale. Tanto che le stesse forze politiche alla guida delle due Regioni del Nord hanno chiesto, ancora una volta, di dividere l’Emilia dalla Romagna, creando due regioni separate e inevitabilmente più deboli. Noi, al pari dell’Italia, non abbiamo bisogno di questo. Perciò procediamo sul progetto condiviso con le parti sociali ed economiche, con i Comuni e tutti i firmatari del Patto per il lavoro, su una strada più concreta, rapida, non lesiva dell’unità nazionale e che non peserà sulla spesa pubblica. In base alla piattaforma approvata, il vero obiettivo è modulare con più equità le politiche sociosanitarie e con più ‘meritocrazia’ quelle di sviluppo economico ed occupazionale. 

Digitali e competenti, le donne del futuro

Written By: robertamori - Ott• 03•17

(Modena) Nell’ambito di After Festival, promosso da Agenzia digitale dell’Emilia-Romagna, si sono svolti i laboratori formativi “Donne Digitali” organizzati dalla delegazione reggiana e modenese dell’associazione EWMD (European Women’s Management Development) con il supporto di Unimore. Alle 150 partecipanti iscritte alla giornata ho portato il saluto della Regione, sottolineando la necessità di investire nelle competenze digitali, tecnologiche e scientifiche delle donne. Anche la presidente di EWMD Nadia Caraffi ha elencato i diversi ritardi strutturali che frenano lo sviluppo italiano: tasso di occupazione femminile sotto il 50% (nel resto d’Europa è sopra il 60), scarsi servizi di welfare, in generale pochi laureati e con scarsa cultura scientifica. Le giovani hanno un livello medio di istruzione più elevato dei coetanei maschi ma il loro inserimento nel mercato del lavoro dipendente è molto più tardivo e ancor più precario. Forse non a caso l’Italia primeggia solo per numero di imprenditrici e lavoratrici autonome…

Contraddizioni che si risolvono purché si punti alla parità di genere attraverso il superamento di stereotipi culturali e incentivi al lavoro equo e di qualità. Nel mio intervento ho parlato dell’attuale investimento in digitalizzazione e innovazione tecnologica della Regione, che si accompagna a politiche strutturali finalizzate alla partecipazione delle donne allo sviluppo sociale ed economico del territorio. Proprio il digitale è emblematico della disuguaglianza di opportunità che persiste tra donne e uomini, dovuta a insicurezze e modelli culturali arretrati, che generano segregazione formativa sin dalle scuole. Se pensiamo che -dati Ocse- nel campo digitale e informatico ci sono 4 milioni di posti di lavoro, pronti per essere occupati dai nostri figli da oggi ai prossimi anni, dobbiamo far sì che sempre più giovani donne colgano tale opportunità.