Roberta Mori

Banche dei saperi.. perché prevalga il merito!

Written By: robertamori - Dic• 06•17

(Trento, 4 dicembre) “Banca dei saperi: innovare i processi di selezione per un riequilibrio di genere nei luoghi decisionali” è il convegno promosso dalla commissione pari opportunità guidata da Simonetta Fedrizzi, in collaborazione con l’assessorato PO della Provincia Autonoma a cui ho partecipato in qualità di coordinatrice nazionale degli Organismi per la parità, presenti anche le Colleghe di Regione Basilicata e Toscana, Angela Blasi e Rosanna Pugnalini. L’obiettivo è ambizioso e necessario, perché i dati fotografano una situazione sbilanciata in termini di equa partecipazione di donne e uomini alle decisioni soprattutto in ambito economico. Nonostante e a parità di ottimi risultati formativi, le donne restano indietro. Gli stessi numeri del territorio trentino sono emblematici: 21.970 (contro 64.430 uomini) sono le donne ad avere una carica aziendale di rilievo, si ferma al 25,4% (sotto la media italiana) la componente femminile tra le posizioni di potere imprenditoriale. Tali cifre si abbassano ovunque man mano che aumenta il potere connesso all’incarico (segregazione verticale). Alle regole introdotte qualche anno fa dalla legge Golfo-Mosca, che ha infatti portato le competenze femminili nei CdA dal 6,9 al 31,6%, va affiancato un cambiamento culturale affinché il dato cresca e diventi una conquista duratura.

Tutti gli studi, compresi quelli commissionati dalla Commissione PO all’Università di Trento, mostrano una resa migliore dei board ben bilanciati dal punto di vista della composizione di genere. Avvalersi pienamente delle competenze femminili è dunque questione di giustizia e democrazia, di equa valorizzazione del curriculum personale, ma soprattutto è occasione utile a non sprecare talenti, a innovare per crescere… Da qui la Banca dei saperi, strumento in cui i profili, competenze e professionalità femminili rispondenti alle esigenze di ogni settore si registrano, e da cui Enti pubblici e soggetti privati attingono per incarichi e nomine il cui primo requisito deve essere il merito. La ricerca-pilota presentata offre dunque motivi solidi e proposte operative per introdurre un’innovazione intelligente che può contribuire al sistema economico-produttivo italiano nel suo complesso, che sta crescendo meno di altri Paesi europei (non a caso l’indice gender gap del World Economic Forum vede oggi l’Italia all’82°posto su 144 Paesi, agli ultimi posti in Europa proprio per partecipazione economica delle donne).

Denunciata allo IAP la pubblicità Pandora

Written By: robertamori - Dic• 04•17

(COMUNICATO STAMPA, 4 dicembre) “Quando un’azienda viene attaccata sui social o dai media per aver diffuso una campagna pubblicitaria sessista si trincera immancabilmente dietro l’intento ironico e scherzoso. Peccato che ci sia ben poco da scherzare sul fatto che nel 2017 la donna venga dipinta come aspirante casalinga perfetta, cresciuta a economia domestica come sessant’anni fa”. Non nasconde la sua irritazione Roberta Mori, presidente della commissione Parità dell’Assemblea dell’Emilia Romagna e coordinatrice nazionale degli organismi regionali, di fronte alla pubblicità del marchio di gioielli uscita sui cartelloni in tutta Italia che ha suscitato eco sui media e social per essere considerata discriminante nei confronti delle donne. Anche la giustificazione addotta (‘Da sempre Pandora ha a cuore le donne e quest’anno vuole aiutarle a trovare sotto l’albero il regalo perfetto’) viene giudicata da Mori “inadeguata”.

E’ scattata quindi la denuncia della presidente all’Istituto nazionale di autodisciplina pubblicitaria (IAP), l’unica autorità che in Italia è preposta a censurare e imporre alle aziende il ritiro di pubblicità scorrette e offensive. “Le cittadine e i cittadini che si sentono discriminati da messaggi come questi possono denunciarli sul sito web dell’Istituto (www.iap.it) e, se l’azienda ha aderito al Codice di autodisciplina, potranno contare sulla giusta sanzione”, ricorda Mori. La presidente invita inoltre a non sottovalutare mai questi comportamenti, anche se possono sembrare innocui: “Si tratta di messaggi che nutrono l’inciviltà della prevaricazione e violenza di genere, che ci fanno tornare indietro di decenni e frenano, oltre all’emancipazione femminile, il progresso dell’intera società”.

UDI, presidio di tutela e consapevolezza

Written By: robertamori - Dic• 04•17

(Ferrara) Due anni di consulenza legale e psicologica offerta a donne di ogni etnia e condizione, questo il tema dell’incontro promosso da UDI “Dalla conoscenza alla consapevolezza”, che la libreria Ibs+Libraccio ha ospitato. Durante l’incontro sono stati analizzati i dati emersi dalle consulenze, in particolare le forme di violenza, le necessità più frequenti in termini di accoglienza e di autonomia economica, le barriere culturali o di accesso a servizi pubblici. Ho portato i saluti istituzionali della Regione e anticipato la “clausola valutativa” della legge regionale 6/2014 per la parità e contro le discriminazioni di genere, vale a dire la verifica approfondita e a 360°, in sede di Commissione, della sua attuazione da parte di Giunta e Assemblea, un percorso che coinvolgendo anche soggetti esterni in audizione, svolgeremo nei primi due mesi del 2018.

Accanto a me in rappresentanza del Comune di Ferrara, l’assessore alle pari opportunità e vicesindaco Massimo Maisto, poi gli interventi della responsabile UDI Stefania Guglielmi, delle avvocate Maria Grazia Caravelli ed Eleonora Molinari, del Docente in studi umanistici di UNIFE Pierpaolo Pierucci. Nel complesso emerge un presidio di competenze preziose che si inserisce nella rete di centri e servizi territoriali a tutela delle donne in difficoltà, dove rispondere ai loro bisogni primari di ascolto, informazione, assistenza od orientamento significa prima di tutto contrastare l’emarginazione sociale e prevenire abusi o violenze di genere drammatiche.

Medicina di genere. A che punto siamo?

Written By: robertamori - Dic• 03•17

(Bologna, 2 dicembre) Grazie all’associazione MEG presieduta da Patrizia Stefani, per l’invito a intervenire in occasione del Convegno “Medicina di genere: focus sullo scompenso cardiaco”, uno di quei preziosi appuntamenti periodici con professionisti della Sanità e rappresentanti istituzionali, che permettono di fare il punto e soprattutto di motivare con sempre maggiori evidenze la necessità dell’approccio di genere nella cura. In attesa di capire se il Senato -dopo il voto favorevole della Camera a fine ottobre- approverà il disegno di legge che introduce finalmente la medicina di genere nella pianificazione sanitaria nazionale, ho illustrato gli strumenti di cui si è dotata da tempo la Regione Emilia-Romagna. In particolare l’art. 10 della L.R. n. 6 del 2014, che promuove questa importante innovazione non come una nuova branca della medicina, bensì come approccio trasversale e multidisciplinare in tutte le Aziende Sanitarie del territorio. Tra gli obiettivi del Piano sociale e sanitario 2017-2019 (approvato lo scorso luglio) che sono declinati in specifiche schede attuative, valuteremo periodicamente anche i progressi su questo tema per la prima volta pienamente riconosciuto ed assunto dalla Sanità emiliano-romagnola.

Medicina di genere significa prevenzione, attraverso l’individuazione corretta dei fattori di rischio (differenti tra donne e uomini) e dei comportamenti conseguenti da prescrivere per evitare l’insorgenza della malattia, così come significa trattamento appropriato della stessa quando conclamata. Il fattore ‘genere’ quale determinante, al pari di altri, per progettare la salute di una comunità: questo è l’obiettivo autentico e la responsabilità pubblica per cui in tanti stiamo lavorando, consapevoli che porterebbe oltre ai benefici di salute anche un netto risparmio sulla spesa sanitaria. Corsi di formazione e buone prassi si stanno diffondendo in alcune Regioni, mentre fa bene sperare l’istituzione del Centro di Riferimento per la Medicina di Genere, diretto da Walter Malorni, presso l’Istituto Superiore di Sanità.