Roberta Mori

Le donne per la Costituzione, ieri ed oggi

Written By: robertamori - Ott• 15•18

(Gattatico, 13 ottobre) Le donne elette in Assemblea Costituente furono 21 su un totale di 556 deputati: 9 del PCI, 9 della DC, due del Partito Socialista, una dell’Uomo Qualunque. Provenienti da tutta la penisola, 14 erano laureate e molte avevano preso parte alla Resistenza. La Costituente si riunì per la prima volta il 25 giugno 1946 e le donne vi ebbero un ruolo fondamentale. Ma cosa significò quel contributo e cosa significa oggi applicare la Costituzione “al femminile”? Ne abbiamo ragionato in una conferenza promossa dalla presidente dell’Istituto Cervi Albertina Soliani e dal presidente nazionale Auser Enzo Costa. Dopo le relazioni, tra le altre, della storica Daniella Gagliani e della responsabile Osservatorio Pari Opportunità di Auser Vilma Nicolini, sono intervenuta assieme alle Onorevoli Rosy Bindi e Antonella Incerti per parlare dei diritti femminili e della democrazia la quale, o è paritaria, o non è. Ringrazio le moderatrici Paola Varesi e Vera Romiti e riporto di seguito uno stralcio del mio intervento.

LA COSTITUZIONE E’ ANCHE DELLE DONNE. IL RUOLO DELLE DONNE NELLA SCRITTURA E NEI TEMI DELLA COSTITUZIONE, E NELLA PROSPETTIVA DEL DOPO. «Sono riconoscente all’Istituto Cervi per il contributo che rende non solo a presidiare una formazione permanente alla storia, ai valori della Resistenza, alla cittadinanza consapevole, ma anche ad alimentare la riflessione sulla complessità contemporanea, tenendo insieme l’oggi con ieri e verosimilmente con il domani. In una conversazione svoltasi in Sala del Tricolore con il filosofo Mario Ceruti si sottolineava che l’interdipendenza totale a cui siamo sottoposti fa sì che solo attraverso la complessità si generi unità. Senza la costante tensione tra unità e molteplicità, identità e diversità, non ci sarebbe democrazia. Recita il titolo di questo Convegno “La Costituzione è anche delle donne”… ebbene aggiungo che il mondo è anche delle donne. Eppure non è sembrato così finora. Il global gender gap report,

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IVG e obiezione: prima la salute delle donne

Written By: robertamori - Ott• 15•18

(Bologna, 14 ottobre) Dall’articolo uscito su La Repubblica: «Mentre calano gli aborti in regione, con 558 interruzioni volontarie di gravidanza in meno tra 2016 e 2017, il tema dei ginecologi obiettori di coscienza rimane centrale anche in Emilia-Romagna. L’ultima relazione dell’assessorato regionale alla salute, relativa ai dati del 2017, registra un 50,5% di obiettori in media da Piacenza a Rimini. Più della metà dei ginecologi, dipendenti dalle varie Asl, sceglie di non praticare l’aborto. Una cifra in leggera crescita rispetto al 2016, quando questa percentuale si attestava sul 49,8%. In termini assoluti, si tratta di tre obiettori in più rispetto all’anno precedente (213 anziché 210) ma è una situazione a macchia di leopardo. Se infatti la relazione fa notare che i corrispondenti dati medi nazionali relativi al 2016 risultano decisamente più elevati, toccando quota 70%, ci sono dei “picchi” significativi anche in Emilia. Nell’Azienda ospedaliera universitaria di Bologna Sant’Orsola-Malpighi, la percentuale dei ginecologi obiettori supera l’80%, più alta persino della media nazionale.

Dopo il Sant’Orsola, è l’azienda ospedaliero universitaria di Ferrara, il Sant’Anna, a registrare la percentuale più alta di obiettori, con il 69,2%, mentre fino al 2016 era ferma al 30%. Segue l’Ausi di Piacenza, dove però la percentuale è consolidata nel tempo: 66,7% di ginecologi obiettori, cioè 24 su 36. Le percentuali diminuiscono molto se si guarda ad altre figure professionali, comunque coinvolte negli interventi. Gli anestesisti obiettori ad esempio in Emilia sono il 27,1%, in calo rispetto al 2016. “La sanità regionale è efficiente anche nella prevenzione delle IVG e applica la 194 mettendo al centro i Consultori pubblici- dice la consigliera regionale Roberta Mori -. L’obiezione di coscienza coinvolge una delle percentuali più basse del Paese ma l’impegno che ci ispira è impedire che possa interferire con i diritti e la salute delle donne”.»

Persone e valori al centro di #PiazzaGrande

Written By: robertamori - Ott• 14•18

(Roma, 13-14 ottobre) Non è più il tempo di protagonismi fini a se stessi appesi a successi effimeri che durano lo spazio di un applauso. Ritroviamo il coraggio e l’ambizione di trasformare il presente in un futuro migliore, con il convincimento che i diritti umani, la sicurezza sociale, la non violenza e la pace siano valori non negoziabili. Non è buonismo né utopia. È urgente, necessario e improcrastinabile. Questa è una mia estrema sintesi della visione proposta dal candidato a segretario PD Nicola Zingaretti in occasione della due-giorni #PiazzaGrande, a cui ho partecipato anche con momenti di approfondimento dietro le quinte. La partecipazione in apertura di Bernice King è stata una bella scelta per ricordare Martin Luther King nel 50mo anniversario dal suo assassinio, e non dimenticare gli effetti dell’odio.

Moltissime le proposte delineate per costruire rapidamente una seria alternativa al governo Lega-5stelle: “serve una comunità nuova, con libere aggregazioni che studino, ricerchino e ci mettano in relazione con chi sa e l’intellettualità diffusa, dobbiamo rigenerare un campo chiamando una nuova generazione al protagonismo, praticando l’uguaglianza, rimettendo al centro le persone prima dei leader”, “Salvini con Riace ha compiuto un atto politico immondo, hanno paura di un uomo in quanto modello di integrazione possibile, che coniuga sicurezza, sviluppo e legalità”, “vergogna per questo fanatismo e fondamentalismo contro le donne, da parte di chi vuole tornare al Medioevo sulla 194, sulle politiche di genere, con il ddl Pillon”. Vogliamo gli Stati Uniti d’Europa, contro un ritorno ai nazionalismi e alla guerra – ha detto ancora Zingaretti – e faremo politica, quella vera, per dividere i 5Stelle con proposte di equità efficaci quanto sostenibili.

La Regione rigetta la controriforma Pillon

Written By: robertamori - Ott• 10•18

(10 ottobre) Stop al disegno di legge Pillon: è la decisione presa oggi dalla maggioranza in Regione, approvando una Risoluzione, a prima firma della collega PD Francesca Marchetti, che impegna la Giunta a prendere posizione contro il merito e anche il metodo della proposta Lega-5stelle in materia di affido condiviso, mantenimento diretto e garanzia di bigenitorialità. Ho sottoscritto il testo e l’ho portato in Commissione Parità e Diritti delle Persone, per un’approvazione urgente quanto necessaria che rafforza l’ampia mobilitazione sociale e politica di queste settimane tesa a impedire una controriforma del Diritto di famiglia in senso misogino e “adultocentrico” in quanto peggiorativa sia per le donne che per i minori coinvolti nelle separazioni. Come si è detto, non ci sono i presupposti per migliorarla, occorre invece sospenderne l’iter anche considerando la forzatura governativa nell’escludere una doverosa consultazione di istituzioni, associazioni, rappresentanze femminili, professionisti del diritto, non a caso quasi tutti contrari.

Fra gli aspetti più negativi vi sono la prevalenza del punto di vista economico e patrimoniale degli adulti rispetto all’interesse primario dei figli e delle figlie minori, oltre all’obbligo di ricorrere a mediazione professionale a carico delle parti che viola i diritti delle donne nei contesti di violenza domestica e, ancora, la previsione di legare la permanenza nella casa alla proprietà, nonché l’abolizione dell’addebito della separazione, con conseguenze inevitabili di aumento della conflittualità intrafamiliare e di impoverimento delle madri che sono nella grande maggioranza la parte più debole ed esposta. Insomma, un disegno di legge che vorrebbe una sorta di ritorno al patriarcato, sgrammaticato dal punto di vista istituzionale e anche anticostituzionale.

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